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sabato 8 gennaio 2011

angelus 6/01/2011

SOLENNITÀ DELL'EPIFANIA DEL SIGNORE
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro
Giovedì, 6 gennaio 2011

  
Cari fratelli e sorelle!
Abbiamo celebrato nella Basilica la Festa dell’Epifania – scusate il mio ritardo – Epifania vuol dire manifestazione di Gesù a tutte le genti, rappresentate oggi dai Magi, che giunsero a Betlemme dall’Oriente per rendere omaggio al Re dei Giudei, la cui nascita essi avevano conosciuto dall’apparire di una nuova stella nel cielo (cfr Mt 2,1-12). In effetti, prima dell’arrivo dei Magi, la conoscenza di questo avvenimento era andata poco al di là della cerchia familiare: oltre che a Maria e a Giuseppe, e probabilmente ad altri parenti, esso era noto ai pastori di Betlemme, i quali, udito il gioioso annuncio, erano accorsi a vedere il bambino mentre ancora giaceva nella mangiatoia. La venuta del Messia, l’atteso delle genti predetto dai Profeti, rimaneva così inizialmente nel nascondimento. Finché, appunto, giunsero a Gerusalemme quei misteriosi personaggi, i Magi, a domandare notizie del “Re dei Giudei”, nato da poco. Ovviamente, trattandosi di un re, si recarono al palazzo reale, dove risiedeva Erode. Ma questi non sapeva nulla di tale nascita e, molto preoccupato, convocò subito i sacerdoti e gli scribi, i quali, sulla base della celebre profezia di Michea (cfr 5,1), affermarono che il Messia doveva nascere a Betlemme. E infatti, ripartiti in quella direzione, i Magi videro di nuovo la stella, che li guidò fino al luogo dove si trovava Gesù. Entrati, si prostrarono e lo adorarono, offrendo doni simbolici: oro, incenso e mirra. Ecco l’epifania, la manifestazione: la venuta e l’adorazione dei Magi è il primo segno della singolare identità del Figlio di Dio che è anche figlio della Vergine Maria. Da allora cominciò a propagarsi la domanda che accompagnerà tutta la vita di Cristo, e che in vari modi attraversa i secoli: chi è questo Gesù?
Cari amici, questa è la domanda che la Chiesa vuole suscitare nel cuore di tutti gli uomini: chi è Gesù? Questa è l’ansia spirituale che spinge la missione della Chiesa: far conoscere Gesù, il suo Vangelo, perché ogni uomo possa scoprire sul suo volto umano il volto di Dio, e venire illuminato dal suo mistero d’amore. L’Epifania preannuncia l’apertura universale della Chiesa, la sua chiamata ad evangelizzare tutte le genti. Ma l’Epifania ci dice anche in che modo la Chiesa realizza questa missione: riflettendo la luce di Cristo e annunciando la sua Parola. I cristiani sono chiamati ad imitare il servizio che fece la stella per i Magi. Dobbiamo risplendere come figli della luce, per attirare tutti alla bellezza del Regno di Dio. E a quanti cercano la verità, dobbiamo offrire la Parola di Dio, che conduce a riconoscere in Gesù “il vero Dio e la vita eterna” (1Gv 5,20).
Ancora una volta, sentiamo in noi una profonda riconoscenza per Maria, la Madre di Gesù. Ella è l’immagine perfetta della Chiesa, che dona al mondo la luce di Cristo: è la Stella dell’evangelizzazione. “Respice Stellam”, ci dice san Bernardo: guarda la Stella, tu che vai in cerca della verità e della pace; volgi lo sguardo a Maria, e Lei ti mostrerà Gesù, luce per ogni uomo e per tutti i popoli.

venerdì 26 novembre 2010

Papa: affrontare con forza la sfida dell’annuncio del Vangelo

VATICANO

Papa: affrontare con forza la sfida dell’annuncio del Vangelo
 Presentato in Vaticano "Luce del Mondo. Il Papa, la Chiesa, i segni dei tempi”, il libro-intervista con Benedetto XVI. Per mons. Fisichella, “protagonista è la Chiesa”. Risposte semplici e dirette, ma dense a tutte le domande di Peter Seewald. Città del Vaticano (AsiaNews)

mercoledì 24 novembre 2010

Il Papa sull'omosessualità


In questo articolo troviamo le risposte del Papa sul tema dell'omosessualita'. Infantili i titoli di alcuni giornali di oggi, ma ricordiamoci che i vaticanisti scrivono gli articoli e non sono "titolisti". In questo articolo abbiamo il quadro completo della tematica affrontata dal Papa.

Il Papa fa il Papa: «Omosessualità immorale»

di Andrea Tornielli

Le persone omosessuali vanno rispettate e «non devono essere discriminate», ma l’omosessualità rimane «qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto» e non è nemmeno conciliabile con il sacerdozio.
Lo dice Benedetto XVI nel libro-intervista Luce del mondo, scritto con il giornalista tedesco Peter Seewald (edito dalla Lev), che è stato presentato ieri mattina in Vaticano dall’arcivescovo Rino Fisichella e dal vaticanista Luigi Accattoli. Sabato scorso il Giornale ha pubblicato alcuni brani dai quali emergeva come il Papa viva il rapporto con i fedeli, domenica l’attenzione è stata tutta catturata dal tema del preservativo, dopo che L’Osservatore Romano, proprio nel giorno del concistoro, aveva scelto di anticipare tra gli altri anche uno stralcio sul condom riportato senza il necessario contesto. Oggi l’attenzione mediatica si è diretta su un altro passaggio del libro, dedicato all’omosessualità.
Seewald ha chiesto se nel Catechismo non vi sia contraddizione tra l’affermazione che i gay vanno accolti con rispetto e compassione, e l’affermazione che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati».
Benedetto XVI ha risposto: «No. Un conto è il fatto che sono persone con i loro problemi e le loro gioie, e alle quali, in quanto persone, è dovuto rispetto, persone che non devono essere discriminate perché presentano quelle tendenze. Il rispetto per la persona è assolutamente fondamentale e decisivo. E tuttavia il senso profondo della sessualità è un altro. Si potrebbe dire, volendosi esprimere in questi termini, che l’evoluzione ha generato la sessualità al fine della riproduzione. Questo vale anche dal punto di vista teologico. Il senso della sessualità è condurre l’uomo e la donna l’uno all’altra e con ciò assicurare all’umanità progenie, bambini, futuro».
«Tutto il resto - ha aggiunto il Papa - è contro il senso più profondo della sessualità. Ed a questo dobbiamo restare fedeli, anche se al nostro tempo non piace. Si tratta della profonda verità di ciò che la sessualità significa nella struttura dell’essere umano. Se qualcuno presenta delle tendenze omosessuali profondamente radicate... se in ogni caso queste tendenze hanno un certo potere su quella data persona, allora questa è per lui una grande prova, così come una persona può dovere sopportare altre prove. Ma non per questo l’omosessualità diviene moralmente giusta, bensì rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto».
Parole che rispecchiano quanto la Chiesa ha sempre insegnato e corrispondono a ciò che si legge nel Catechismo. Benedetto XVI ha risposto poi a una domanda sui sacerdoti. «L’omosessualità non è conciliabile con il ministero sacerdotale - ha detto - perché altrimenti anche il celibato come rinuncia non ha alcun senso.
Sarebbe un grande pericolo se il celibato divenisse motivo per avviare al sacerdozio persone che in ogni caso non desiderano sposarsi, perché in fin dei conti anche il loro atteggiamento nei confronti di uomo e donna è in qualche modo alterato... La scelta dei candidati al sacerdozio deve perciò essere molto accurata. Bisogna usare molta attenzione affinché non si introduca una simile confusione ed alla fine il celibato dei preti non venga identificato con la tendenza all’omosessualità». Il chierico gay «dovrebbe almeno tentare di non esercitare attivamente quella inclinazione, per rimanere fedele al compito più intimo del proprio ufficio».
Le parole del Pontefice hanno provocato reazioni polemiche di associazioni ed esponenti del mondo omosessuale e radicale. Ancora una volta, a stupire sono le reazioni, non le parole di Ratzinger, che non ha fatto altro che riproporre da una parte l’attenzione sempre dovuta alla persona, che non va mai discriminata, dall’altra le parole della Scrittura e della tradizione della Chiesa.
Nel corso della conferenza stampa, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha detto che la nota di domenica che contestualizzava la risposta sul preservativo dopo l’anticipazione de L’Osservatore di sabato era stata voluta e rivista personalmente dal Papa.

© Copyright Il Giornale, 24 novembre 2010 fonte

lunedì 22 novembre 2010

Papa: Preservativi possono essere giustificati in singoli casi

Papa: Preservativi possono essere giustificati in singoli casi

Ma non è modo combattere aids e rischio banalizzazione sessualità

Città del Vaticano, 20 nov. (Apcom) fonte 

Storica apertura del Papa sul tema dei preservativi. Benedetto XVI risponde ad una domanda sul tema della sessualità nel libro-intervista con il giornalista tedesco Peter Seewald 'Luce del mondo', che verrà presentato martedì prossimo e di cui oggi l''Osservatore romano' anticipa vari stralci.
"Concentrarsi solo sul profilattico - risponde Ratzinger - vuol dire banalizzare la sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più l'espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull'essere umano nella sua totalità".
"Vi possono essere - aggiunge però il Papa - singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia, questo non è il modo vero e proprio per vincere l'infezione dell'Hiv. E' veramente necessaria una umanizzazione della sessualità".
Quanto alla controversa enciclica di Paolo VI sui metodi contraccezionali, "le prospettive della 'Humanae vitae' - afferma Benedetto XVI - restano valide, ma altra cosa è trovare strade umanamente percorribili".

© Copyright Apcom

Il Papa sul profilattico

L'analisi

Il significato di un passo

Luigi Accattoli

Il Papa ha colto l'occasione del libro intervista con Peter Seewald dal titolo Luce del mondo per fare un passo - riconoscendo alcuni casi di legittimo uso del preservativo in funzione anti-Aids - che era maturo e atteso, sia tra i teologi sia negli episcopati, ma che solo la massima autorità magisteriale e di governo poteva sancire. Il cardinale di Curia Lozano-Barragan in più occasioni aveva parlato di un'indagine in materia condotta, su incarico del Papa, dal Consiglio per la pastorale sanitaria, da lui presieduto fino all'aprile del 2009.
Il risultato di quell'indagine era favorevole al riconoscimento di «casi giustificati». Che vi fosse dibattito su questa materia intorno a Benedetto XVI, da lui stesso stimolato, l'aveva affermato nel libro-intervista Conversioni notturne a Gerusalemme (Mondadori, 2008) anche il cardinale Carlo Maria Martini: «In Vaticano si discute dell'uso dei preservativi, non ultimo perché il Papa è molto preoccupato per la piaga dell'Aids. Anche l'ipotesi di consentirne l'uso come "male minore" alle coppie che hanno contratto l'Hiv non è sufficiente».
Battistrada del pronunciamento benedettiano sono stati anche i cardinali Tettamanzi e Cottier. Tettamanzi - che di formazione è teologo moralista - ne parlò nel volume Nuova bioetica cristiana (Piemme, 2000), ipotizzando un caso estremo di liceità: «Qualora la donna fosse costretta all'atto coniugale» dal marito contagiato, lei «potrebbe difendersi esigendo dal partner l'uso del profilattico». La prima posizione innovativa in ambiente vaticano era venuta dal teologo del Papa, il cardinale svizzero George Cottier, che in un'intervista all'agenzia Apcom il 30 gennaio 2005 - regnando ancora Giovanni Paolo - affermò che l'uso del condom «può essere considerato legittimo» in «alcune particolari circostanze ma solo in alcune» e cioè quando la gente è «prigioniera» di una «condizione» epidemica di diffusione del contagio e non è praticabile «la via normale» e «più sicura» dell'educazione alla «sacralità del corpo umano». Dieci giorni prima il segretario della Conferenza episcopale spagnola Juan Antonio Martinez Camino aveva parlato del preservativo come «ultima scelta» di difesa dall'Aids (dopo quelle della continenza e della fedeltà), per persone che «non sono capaci o non vogliono» attenersi alla morale sessuale predicata dalla Chiesa.
La proibizione del preservativo anche come «ultima difesa» dall'Aids si basava sull'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI (1968), che condannava ogni forma di contraccezione artificiale. Il Papa nel libro intervista fa un «caso» diverso da quelli abitualmente discussi dai teologi, e pare guardare al dramma dell'Aids in maniera globale e non solo ecclesiale. Si potrà inquadrare meglio la sua «apertura» quando si potrà leggere tutto il volume, del quale martedì sarò uno dei presentatori nella Sala stampa Vaticana.

© Copyright Corriere della sera, 21 novembre 2010 consultabile online anche qui.

mercoledì 10 novembre 2010

Udienza Generale del 10/11/2010

UDIENZA GENERALE DI PAPA BENEDETTO XVI




Cari fratelli e sorelle!
Oggi vorrei ricordare con voi il Viaggio Apostolico a Santiago di Compostela e Barcellona, che ho avuto la gioia di compiere sabato e domenica scorsi. Mi sono recato là per confermare nella fede i miei fratelli (cfr Lc 22,32); l’ho fatto come testimone di Cristo Risorto, come seminatore della speranza che non delude e non inganna, perché ha la sua origine nell’infinito amore di Dio per tutti gli uomini.

domenica 7 novembre 2010

Angelus 7/11/2010


BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza della Chiesa della Sagrada Familia a Barcelona
Domenica, 7 novembre 2010

Fratelli e sorelle nel Nostro Signore Gesù Cristo,
Ieri, a Porto Alegre, in Brasile, ha avuto luogo la cerimonia di beatificazione della Serva di Dio Maria Barbara della Santissima Trinità, fondatrice della Congregazione delle Suore del Cuore Immacolato di Maria. La fede profonda e l’ardente carità con cui ella seguì Cristo, suscitino in molti il desiderio di dedicare completamente la propria vita alla maggior gloria di Dio e al servizio generoso dei fratelli, soprattutto dei più poveri e bisognosi.