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lunedì 9 maggio 2011

Visita del Papa a Venezia ed Aquileia


l Papa: "Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo" (Discorso del Santo Padre in occasione dell'incontro con il mondo della cultura e dell'economia nella Basilica della Salute, Venezia, 8 maggio 2011)

Il Papa: Amata Chiesa che sei in Venezia! Imita l’esempio di Zaccheo e vai oltre! Supera e aiuta l’uomo di oggi a superare gli ostacoli dell’individualismo, del relativismo; non lasciarti mai trarre verso il basso dalle mancanze che possono segnare le comunità cristiane. Sforzati di vedere da vicino la persona di Cristo, che ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Discorso del Santo Padre in occasione dell'Assemblea per la chiusura della Visita Pastorale Diocesana nella Basilica di San Marco, Venezia, 8 maggio 2011)

Il Papa: In questi giorni del Tempo pasquale, lasciamoci conquistare dal Cristo risorto. In Lui ha inizio il mondo nuovo di amore e di pace che costituisce la profonda aspirazione di ogni cuore umano. Il Signore conceda a voi, abitanti di queste Terre ricche di una lunga storia cristiana, di vivere il Vangelo sul modello della Chiesa nascente, nella quale "la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un’anima sola" (Parole del Santo Padre alla recita del Regina Coeli nel Parco San Giuliano di Mestre, 8 maggio 2011)

Il Papa a Mestre: "È necessario per ciascuno di noi, come è avvenuto ai due discepoli di Emmaus, lasciarsi istruire da Gesù: innanzitutto, ascoltando e amando la Parola di Dio, letta nella luce del Mistero Pasquale, perché riscaldi il nostro cuore e illumini la nostra mente, e ci aiuti ad interpretare gli avvenimenti della vita e dare loro un senso" (Omelia del Santo Padre in occasione della Santa Messa nel Parco San Giuliano di Mestre, 8 maggio 2011)

Il Papa: "Punto di approdo e di incontro per gli uomini di tutti i continenti, per la sua bellezza, la sua storia, le sue tradizioni civili, questa Città (Venezia) ha corrisposto nei secoli alla speciale vocazione di essere ponte tra Occidente ed Oriente. Anche in questa nostra epoca, con le sue nuove prospettive e le sue sfide complesse, essa è chiamata ad assumere importanti responsabilità in ordine alla promozione di una cultura di accoglienza e di condivisione, capace di gettare ponti di dialogo tra i popoli e le nazioni; una cultura della concordia e dell’amore, che ha le sue solide fondamenta nel Vangelo" (Discorso in occasione dell'incontro con la cittadinanza in Piazza San Marco a Venezia, 7 maggio 2011)

Il Papa: "La collocazione geografica del Nord-est, non più solo crocevia tra l’Est e l’Ovest dell’Europa, ma anche tra il Nord e il Sud (l’Adriatico porta il Mediterraneo nel cuore dell’Europa), il massiccio fenomeno del turismo e dell’immigrazione, la mobilità territoriale, il processo di omologazione provocato dall’azione pervasiva dei mass-media, hanno accentuato il pluralismo culturale e religioso. In questo contesto, che in ogni caso è quello che la Provvidenza ci dona, è necessario che i cristiani, sostenuti da una “speranza affidabile”, propongano la bellezza dell’avvenimento di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, ad ogni uomo e ad ogni donna, in un rapporto franco e sincero con i non praticanti, con i non credenti e con i credenti di altre religioni" (Discorso del Santo Padre in occasione dell'Assemblea del Secondo Convegno di Aquileia, Basilica di Aquileia,7 maggio 2011)

Il Papa: "Cari fratelli, figli ed eredi della gloriosa Chiesa di Aquileia, oggi sono in mezzo a voi per ammirare questa ricca e antica tradizione, ma soprattutto per confermarvi nella fede profonda dei vostri Padri: in quest’ora della storia riscoprite, difendete, professate con calore spirituale questa verità fondamentale. Solo da Cristo, infatti, l’umanità può ricevere speranza e futuro; solo da Lui può attingere il significato e la forza del perdono, della giustizia, della pace. Tenete sempre vive, con coraggio, la fede e le opere delle vostre origini!" (Discorso del Santo Padre in occasione dell'incontro con la cittadinanza in Piazza Capitolo ad Aquileia, 7 maggio 2011)

lunedì 2 maggio 2011

SPECIALE DEL BLOG BEATIFICAZIONE GIOVANNI PAOLO II - 4

L'OSSERVATORE ROMANOit


Quando il cardinale Joseph Ratzinger spiegava chi era Giovanni Paolo II

Si è identificato con la Chiesa
perciò ne può essere la voce

Dal volume Giovanni Paolo II pellegrino per il Vangelo (Cinisello Balsamo - Torino, Edizioni Paoline - Editrice Saie, 1988) pubblichiamo integralmente l’articolo nel quale il cardinale Joseph Ratzinger ripercorreva e faceva emergere gli aspetti fondamentali dei primi dieci anni di pontificato di Karol Wojtyła.
Giovanni Paolo II è senz’altro colui che, ai nostri tempi, si è incontrato personalmente con il maggior numero di esseri umani. Innumerevoli sono le persone a cui egli ha stretto la mano, a cui ha parlato, con cui ha pregato e che ha benedetto. Se il suo elevato ufficio può creare distanza, la sua personale irradiazione crea invece vicinanza. Anche le persone semplici, incolte, povere non hanno da lui l’impressione della superiorità, dell’irraggiungibilità o del timore, quei sentimenti che colpiscono così sovente chi si trova nelle camere d’aspetto dei potenti, delle autorità. Giovanni Paolo II accanto al cardinale Ratzinger durante il viaggio in Germania nel 1996 (21-23 giugno)

BEATIFICAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II lo speciale del blog - 3

Festa della fede
per aprire le porte a Cristo

Un  avvenimento straordinario, senza precedenti negli ultimi dieci secoli della storia della Chiesa. La beatificazione di Karol Wojtyła, Pontefice dal 1978 al 2005 con il nome di Giovanni Paolo II, si annuncia come una grande e universale «festa della fede». La descrive così il suo immediato successore Benedetto XVI — che presiede la solenne concelebrazione eucaristica domenica 1° maggio, in piazza San Pietro — nel messaggio autografo inviato per l’occasione al nostro giornale. Una festa che migliaia di persone giunte a Roma da tutto il mondo si preparano a vivere proprio in queste ore. E che, nell’auspicio dello stesso Papa Ratzinger, costituisce una «preziosa occasione per aprire le porte a Cristo». Ai giovani il compito di inaugurare questa tre giorni di celebrazioni, con la veglia di sabato sera al Circo Massimo, in collegamento con cinque santuari mariani di diversi continenti. Domenica mattina, alle 10, la cerimonia in piazza San Pietro, dove il giorno dopo, alle 10.30, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, celebrerà la messa di ringraziamento in onore del nuovo beato.
Da Osservatore Romano
L'Osservatore Romano, 00120 Città del Vaticano. Tutti i diritti riservati 


domenica 1 maggio 2011

SPECIALE BEATIFICAZIONE GIOVANNI PAOLO II - 2

Benedetto XVI beatifica Giovanni Paolo II: un gigante che ha insegnato ai cristiani il coraggio di esserlo

Un “gigante” che con “la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana”, ha “aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo”. È il pensiero centrale che Benedetto XVI ha dedicato a Giovanni Paolo II durante l’omelia della Messa con la quale questa mattina il Papa ha solennemente proclamato Beato il suo predecessore. Oltre un milione di persone provenienti da ogni parte del mondo ha fatto da cornice alla emozionante cerimonia, interrotta da dozzine di salve di applausi. La cronaca della celebrazione di Alessandro De Carolis: 

(Formula di Beatificazione pronunciata da Benedetto XVI)

"Auctoritate Nostra Apostolica facultates facimus ut Venerabilis Servus Dei Ioannes Paulus II, papa, Beati nomine in posterum appelletur ...

Dall’altare del proprio cuore, dove per sei anni in milioni lo avevano posto, agli altari della Chiesa, che oggi lo ha proclamato Beato. La stessa folla strabocchevole dell’8 aprile 2005, che lo piangeva e in mille lingue lo voleva Santo, è tornata a riempire ogni angolo e interstizio di Piazza San Pietro, di Via della Conciliazione e di tutte le piazze romane in cui è stato possibile ascoltare questa formula di Benedetto XVI, veder giganteggiare sull'arazzo la fotografia del Papa amatissimo (sacattata dal fotografo polacco Gregor Galazka) dalla loggia dove un giorno si era affacciato venendo da lontano e liberare con un lungo applauso e molte lacrime la gioia trattenuta fino ad oggi. Giovani e meno giovani, figli diventati genitori e bambini che non l’hanno conosciuto: un milione e più di persone ha voluto passare una notte in viaggio, per strada e in preghiera per vivere sulla pelle l’emozione spirituale e umana di vedere Giovanni Paolo II ricevere quegli onori che in moltissimi gli avevano già riconosciuti e tributati il giorno dei funerali:

“Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è Beato!” (applausi)

SPECIALE BEATIFICAZIONE GIOVANNI PAOLO II - 1






Papa: Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica

Con una cerimonia a cui hanno partecipato centinaia di migliaia - forse un milione – di fedeli, cardinali, patriarchi, delegazioni internazionali, Benedetto XVI ha proclamato beato Karol Wjtyla. È l’uomo devoto a Maria, che ha traghettato la Chiesa nel terzo Millennio, attuando la ricchezza del Concilio Vaticano II. Egli ha aperto a Cristo “la società, la cultura, i sistemi politici ed economici”, invertendo la tendenza ad emarginare la fede. Nei confronti di marxismo e ideologia del progresso ha rivendicato la forza della speranza cristiana, aiutando “i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà”.

Città del Vaticano (AsiaNews) 

domenica 24 aprile 2011

L'OMELIA- «LA CHIESA NON È UN'ASSOCIAZIONE PER I BISOGNI RELIGIOSI»


«L'uomo non è il prodotto casuale dell'evoluzione»
Benedetto XVI riporta in primo piano la Creazione


Gian Guido Vecchi

CITTA' DEL VATICANO 

«Se l'uomo fosse soltanto un prodotto casuale dell'evoluzione in qualche posto al margine dell'universo, allora la sua vita sarebbe priva di senso o addirittura un disturbo della natura. Invece no: la Ragione è all'inizio, la Ragione creatrice, divina». Benedetto XVI ha l'aria un po' affaticata ma le sue parole, nella Veglia di Pasqua in San Pietro, sono vertiginose. Nella notte più importante per i fedeli, il pontefice si sofferma sull'essenziale. Perché «la Chiesa non è una qualsiasi associazione che si occupa dei bisogni religiosi degli uomini». No, scandisce, «essa porta l'uomo in contatto con Dio e quindi con il principio di ogni cosa».
L'alternativa che pone Ratzinger non è tra creazione e teoria dell'evoluzione ma tra «fede» e «incredulità». Ed è anzi interessante notare come all'inizio liquidi il creazionismo che prende alla lettera il testo biblico. Nella tradizione liturgica, spiega, le letture sacre venivano chiamate «profezie» nel senso che «ci mostrano l'intimo fondamento e l'orientamento della storia». Così anche il racconto della creazione nella Genesi è una «profezia», argomenta: «Non è un'informazione sullo svolgimento esteriore del divenire del cosmo e dell'uomo. I Padri della Chiesa ne erano ben consapevoli. Non intesero tale racconto come narrazione sullo svolgimento delle origini delle cose, bensì quale rimando all'essenziale, al vero principio e al fine del nostro essere».
Le sue parole, semmai, contrastano col «darwinismo», quella particolare interpretazione della teoria darwiniana che in ultima analisi vede l'evoluzione come frutto del caso. Non è vero che nell'«universo in espansione» e «in un piccolo angolo qualsiasi» si «formò per caso» anche un essere razionale. «Ci troviamo di fronte all'alternativa ultima che è in gioco nella disputa tra fede ed incredulità: sono l'irrazionalità, la mancanza di libertà e il caso il principio di tutto, oppure sono ragione, libertà, amore il principio dell'essere? Il primato spetta all'irrazionalità o alla ragione?». Ecco il punto, diverso anche dalla teoria dell'«Intelligent design» che pretende di porsi come scientifica. In principio, dice Giovanni, era la Parola, quel «Logos» che significa «ragione», «senso», «parola». E il grande teologo aggiunge: «Non è soltanto ragione, ma Ragione creatrice che parla e che comunica se stessa. È Ragione che è senso e che crea essa stessa senso». 
Insomma, scandisce Benedetto XVI, «all'origine di tutte le cose non stava ciò che è senza ragione, senza libertà: il principio di tutte le cose è la Ragione creatrice, è l'amore, è la libertà». Certo della libertà si può fare cattivo uso e «per questo si estende una spessa linea oscura attraverso la struttura dell'universo e attraverso la natura dell'uomo». Ma «la creazione come tale rimane buona, la vita rimane buona. Per questo il mondo può essere salvato». Nella veglia della Risurrezione, il Papa alza lo sguardo: «Ora celebriamo la vittoria definitiva del Creatore e della sua creazione».

© Copyright Corriere della sera, 24 aprile 2011 consultabile online anche qui.

mercoledì 20 aprile 2011

Doveva essere un Papa "tranquillo", un Pontefice di transizione, e invece Benedetto non cessa di sorprendere e di innovare. L'analisi di Brian Bethune

Clicca qui per leggere la piu' che approfondita (ed obiettiva) analisi di Brian Bethune su questi splendidi sei anni di Pontificato di Papa Benedetto. L'articolo e' di tre pagine. Qui una traduzione sommaria.
Non c'e' che dire: Bethune "bagna il naso" a tutti. Non sono d'accordo al cento per cento con questa analisi, ma almeno l'autore dimostra di saper andare ben oltre gli stereotipi.



fonte raffaella blog http://paparatzinger4-blograffaella.blogspot.com/2011/04/doveva-essere-un-papa-tranquillo-un.html?spref=tw

martedì 19 aprile 2011

L'umile lavoratore e il grande teologo - speciale compleanno del Papa

L'umile lavoratore e il grande teologo: l'anniversario del Papa nelle parole del cardinale Ruini, mons. Marini e Sandro Magister

Uno degli aspetti più significativi di questi primi sei anni di Pontificato di Benedetto XVI è l’impegno per una rinnovata evangelizzazione. Su questo tema forte del magistero ratzingeriano, Fabio Colagrande ha raccolto la riflessione del cardinale Camillo Ruini:

R. – Sin da quando era cardinale, Benedetto XVI ha più volte sottolineato come in Europa, e in generale in Occidente, si giochi una partita cruciale per il Vangelo, per tutto il mondo, dato che se il Vangelo non riuscisse a penetrare nella moderna cultura occidentale, difficilmente potrebbe poi penetrare in altre culture destinate sempre di più a entrare a loro volta, pur conservando le proprie differenze, in un grande quadro comune che ha alcuni parametri fondamentali creati in Occidente. Credo che questa sia la ragione fondamentale per la quale il Santo Padre ha voluto questo nuovo Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, specialmente nei Paesi di antica cristianità che adesso però sono a rischio di perdere la loro eredità di fede e di cultura.

D. – Un’altra caratteristica forte del Pontificato di Benedetto XVI è la sottolineatura, da parte del Pontefice, del tema della libertà religiosa. Perché l’insistenza su questo tema, secondo lei?

R. – Non soltanto per la sua importanza centrale, dato che la libertà religiosa è la madre di tutte le libertà, ma anche per un motivo concreto, storico, immediato. La libertà religiosa oggi è in grave pericolo in molti Paesi del mondo, è gravemente minacciata. E il Papa non poteva rinunciare a fare udire la sua voce con tutta la sua forza, con tutta la sua autorità, per riaffermare questo punto fondamentale per la convivenza pacifica tra gli uomini e, naturalmente, per la diffusione della fede cristiana.

D. – Parlando del mondo della comunicazione, non crede che la pubblicazione nel novembre scorso del libro intervista “Luce del mondo” abbia in qualche modo dimostrato la capacità di Benedetto XVI di comunicare in modo semplice e diretto i contenuti di fede?

R. – Benedetto XVI ha mostrato certamente questa capacità di comunicare nel libro-intervista a Peter Seewald, ma l’aveva dimostrata fin dall’inizio del suo pontificato e - se mi è permesso dirlo - anche prima nelle tante conferenze, incontri, omelie fatte come vescovo, come cardinale e prima come teologo. Benedetto XVI è un grandissimo teologo ma anche un grandissimo evangelizzatore, un apologeta nel senso positivo: cioè, colui che propone le ragioni della nostra fede e lo fa con un linguaggio molto chiaro, molto semplice, mai distaccato dalla realtà.

D. – C’è un gesto, una parola di Benedetto XVI che le è rimasto più impresso in questi sei anni?

R. – Credo che la parola fondamentale sia quella di mettere Dio al centro, di mettere al centro quel Dio che tante correnti, tanti filoni della cultura attuale vorrebbero invece mettere ai margini dell’uomo e della cultura. Questa è la priorità del Pontificato come l’ha indicata, e con tutta chiarezza, il Papa stesso. (bf)

La centralità della liturgia nella vita del cristiano è un altro tema forte di questo Pontificato. Fabio Colagrande ne ha parlato con mons. Guido Marini, maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie:

R. – Ci sono tanti momenti che rimangono scritti nella memoria e rimangono scritti nel cuore. Chiaramente ogni celebrazione porta con sé tanti ricordi. Credo, in modo particolare, i viaggi: da una parte costituiscono un impegno anche più gravoso del solito, ma portano con sé anche tanta gioia spirituale, soprattutto per come il Santo Padre viene accolto: in uno spirito di grande fede.

D. – Ci sono dei mutamenti particolari che lei stesso ha apportato nella pratica liturgica, per volere di Benedetto XVI, in questi anni?

R. – Io credo che i mutamenti li porti lo stesso Santo Padre anche con il suo stile celebrativo. Io credo che se c’è una sottolineatura, qualcosa che valga la pena rilevare, sono le celebrazioni presiedute dal Santo Padre: la sua ricerca che mira al cuore e all’essenza della liturgia, che è il mistero del Signore celebrato, rispetto al quale tutti siamo chiamati ad entrare e a renderci partecipi, in un clima di adorazione, di preghiera, che anche il momento del silenzio contribuisce a realizzare e a creare.

D. – Nell’anniversario dell’inizio del suo Pontificato, le chiedo come definirebbe Papa Benedetto XVI?

R. – Do una definizione dalla mia prospettiva. Dal mio punto di vista, mi pare di poter dire che il Santo Padre è un maestro di liturgia, per quanto riguarda i contenuti, l’insegnamento e il pensiero. Allo stesso tempo – non dimentichiamo – egli è anche un grande liturgo, perché ci insegna l’arte della celebrazione. (ap)

Il 19 aprile di sei anni fa, Benedetto XVI si presentò al mondo come “umile lavoratore nella vigna del Signore”. Proprio questo è lo stile che caratterizza il Pontificato di Benedetto XVI. E’ quanto sottolinea il vaticanista Sandro Magister, intervistato da Alessandro Gisotti:

R. – Questo profilo, che Benedetto XVI ha dato di se stesso citando quell’allocuzione così tipicamente evangelica, corrisponde all’immagine che pian piano si è imposta agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Quel personaggio che era conosciuto prima della sua elezione come quello del “guardiano inflessibile del dogma” era frutto di un’immagine che si è rivelata ogni volta di più totalmente falsa ed è stata sostituita da quella mite e operosa descritta proprio da questa locuzione, quasi come fosse l’avvio di una parabola: la parabola che ha già toccato sei anni di questo Pontificato.

D. – Si può dire, riprendendo anche il titolo dell’ultima enciclica di Benedetto XVI, che “carità nella verità” sia la chiave di lettura per interpretare il magistero ratzingeriano?

R. – Direi di sì. Perché questo magistero, che si esprime poi in diversi modi e i diversi livelli – questo non va trascurato – è un tipo di magistero che non si limita a ripetere, a riaffermare i capisaldi della Dottrina, ma di tutto da ragione. Cioè, è un Papa che argomenta quello che dice, è un Papa che annuncia – e l’annuncio è davvero la priorità di questo Pontificato – ma è un annuncio sempre argomentato. E’ un Papa che spiega le ragioni di questo annuncio.

D. – Dal “Cortile dei gentili” al dicastero per la Nuova Evangelizzazione, Benedetto XVI indica chiaramente – con ragione, per l’appunto – l’impegno a raccogliere le sfide che il mondo contemporaneo pone alla Chiesa…

R. – Sì, è vero. Paradossalmente, abbiamo un Papa che in un periodo in cui il pensiero diffuso a livello mondiale è così povero di ragioni, è un grande apologeta della forza della ragione, e soprattutto di quello che rende così attraente la ragione, cioè la sua apertura, la sua sconfinata capacità di arrivare anche là dove non è capace di cogliere pienamente la verità e dove, appunto, fede e ragione si integrano invece di scontrarsi. (gf)

venerdì 26 novembre 2010

Papa: affrontare con forza la sfida dell’annuncio del Vangelo

VATICANO

Papa: affrontare con forza la sfida dell’annuncio del Vangelo
 Presentato in Vaticano "Luce del Mondo. Il Papa, la Chiesa, i segni dei tempi”, il libro-intervista con Benedetto XVI. Per mons. Fisichella, “protagonista è la Chiesa”. Risposte semplici e dirette, ma dense a tutte le domande di Peter Seewald. Città del Vaticano (AsiaNews)

mercoledì 24 novembre 2010

Il Papa sull'omosessualità


In questo articolo troviamo le risposte del Papa sul tema dell'omosessualita'. Infantili i titoli di alcuni giornali di oggi, ma ricordiamoci che i vaticanisti scrivono gli articoli e non sono "titolisti". In questo articolo abbiamo il quadro completo della tematica affrontata dal Papa.

Il Papa fa il Papa: «Omosessualità immorale»

di Andrea Tornielli

Le persone omosessuali vanno rispettate e «non devono essere discriminate», ma l’omosessualità rimane «qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto» e non è nemmeno conciliabile con il sacerdozio.
Lo dice Benedetto XVI nel libro-intervista Luce del mondo, scritto con il giornalista tedesco Peter Seewald (edito dalla Lev), che è stato presentato ieri mattina in Vaticano dall’arcivescovo Rino Fisichella e dal vaticanista Luigi Accattoli. Sabato scorso il Giornale ha pubblicato alcuni brani dai quali emergeva come il Papa viva il rapporto con i fedeli, domenica l’attenzione è stata tutta catturata dal tema del preservativo, dopo che L’Osservatore Romano, proprio nel giorno del concistoro, aveva scelto di anticipare tra gli altri anche uno stralcio sul condom riportato senza il necessario contesto. Oggi l’attenzione mediatica si è diretta su un altro passaggio del libro, dedicato all’omosessualità.
Seewald ha chiesto se nel Catechismo non vi sia contraddizione tra l’affermazione che i gay vanno accolti con rispetto e compassione, e l’affermazione che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati».
Benedetto XVI ha risposto: «No. Un conto è il fatto che sono persone con i loro problemi e le loro gioie, e alle quali, in quanto persone, è dovuto rispetto, persone che non devono essere discriminate perché presentano quelle tendenze. Il rispetto per la persona è assolutamente fondamentale e decisivo. E tuttavia il senso profondo della sessualità è un altro. Si potrebbe dire, volendosi esprimere in questi termini, che l’evoluzione ha generato la sessualità al fine della riproduzione. Questo vale anche dal punto di vista teologico. Il senso della sessualità è condurre l’uomo e la donna l’uno all’altra e con ciò assicurare all’umanità progenie, bambini, futuro».
«Tutto il resto - ha aggiunto il Papa - è contro il senso più profondo della sessualità. Ed a questo dobbiamo restare fedeli, anche se al nostro tempo non piace. Si tratta della profonda verità di ciò che la sessualità significa nella struttura dell’essere umano. Se qualcuno presenta delle tendenze omosessuali profondamente radicate... se in ogni caso queste tendenze hanno un certo potere su quella data persona, allora questa è per lui una grande prova, così come una persona può dovere sopportare altre prove. Ma non per questo l’omosessualità diviene moralmente giusta, bensì rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto».
Parole che rispecchiano quanto la Chiesa ha sempre insegnato e corrispondono a ciò che si legge nel Catechismo. Benedetto XVI ha risposto poi a una domanda sui sacerdoti. «L’omosessualità non è conciliabile con il ministero sacerdotale - ha detto - perché altrimenti anche il celibato come rinuncia non ha alcun senso.
Sarebbe un grande pericolo se il celibato divenisse motivo per avviare al sacerdozio persone che in ogni caso non desiderano sposarsi, perché in fin dei conti anche il loro atteggiamento nei confronti di uomo e donna è in qualche modo alterato... La scelta dei candidati al sacerdozio deve perciò essere molto accurata. Bisogna usare molta attenzione affinché non si introduca una simile confusione ed alla fine il celibato dei preti non venga identificato con la tendenza all’omosessualità». Il chierico gay «dovrebbe almeno tentare di non esercitare attivamente quella inclinazione, per rimanere fedele al compito più intimo del proprio ufficio».
Le parole del Pontefice hanno provocato reazioni polemiche di associazioni ed esponenti del mondo omosessuale e radicale. Ancora una volta, a stupire sono le reazioni, non le parole di Ratzinger, che non ha fatto altro che riproporre da una parte l’attenzione sempre dovuta alla persona, che non va mai discriminata, dall’altra le parole della Scrittura e della tradizione della Chiesa.
Nel corso della conferenza stampa, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha detto che la nota di domenica che contestualizzava la risposta sul preservativo dopo l’anticipazione de L’Osservatore di sabato era stata voluta e rivista personalmente dal Papa.

© Copyright Il Giornale, 24 novembre 2010 fonte

lunedì 22 novembre 2010

Papa: Preservativi possono essere giustificati in singoli casi

Papa: Preservativi possono essere giustificati in singoli casi

Ma non è modo combattere aids e rischio banalizzazione sessualità

Città del Vaticano, 20 nov. (Apcom) fonte 

Storica apertura del Papa sul tema dei preservativi. Benedetto XVI risponde ad una domanda sul tema della sessualità nel libro-intervista con il giornalista tedesco Peter Seewald 'Luce del mondo', che verrà presentato martedì prossimo e di cui oggi l''Osservatore romano' anticipa vari stralci.
"Concentrarsi solo sul profilattico - risponde Ratzinger - vuol dire banalizzare la sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui tante e tante persone nella sessualità non vedono più l'espressione del loro amore, ma soltanto una sorta di droga, che si somministrano da sé. Perciò anche la lotta contro la banalizzazione della sessualità è parte del grande sforzo affinché la sessualità venga valutata positivamente e possa esercitare il suo effetto positivo sull'essere umano nella sua totalità".
"Vi possono essere - aggiunge però il Papa - singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole. Tuttavia, questo non è il modo vero e proprio per vincere l'infezione dell'Hiv. E' veramente necessaria una umanizzazione della sessualità".
Quanto alla controversa enciclica di Paolo VI sui metodi contraccezionali, "le prospettive della 'Humanae vitae' - afferma Benedetto XVI - restano valide, ma altra cosa è trovare strade umanamente percorribili".

© Copyright Apcom

Il Papa sul profilattico

L'analisi

Il significato di un passo

Luigi Accattoli

Il Papa ha colto l'occasione del libro intervista con Peter Seewald dal titolo Luce del mondo per fare un passo - riconoscendo alcuni casi di legittimo uso del preservativo in funzione anti-Aids - che era maturo e atteso, sia tra i teologi sia negli episcopati, ma che solo la massima autorità magisteriale e di governo poteva sancire. Il cardinale di Curia Lozano-Barragan in più occasioni aveva parlato di un'indagine in materia condotta, su incarico del Papa, dal Consiglio per la pastorale sanitaria, da lui presieduto fino all'aprile del 2009.
Il risultato di quell'indagine era favorevole al riconoscimento di «casi giustificati». Che vi fosse dibattito su questa materia intorno a Benedetto XVI, da lui stesso stimolato, l'aveva affermato nel libro-intervista Conversioni notturne a Gerusalemme (Mondadori, 2008) anche il cardinale Carlo Maria Martini: «In Vaticano si discute dell'uso dei preservativi, non ultimo perché il Papa è molto preoccupato per la piaga dell'Aids. Anche l'ipotesi di consentirne l'uso come "male minore" alle coppie che hanno contratto l'Hiv non è sufficiente».
Battistrada del pronunciamento benedettiano sono stati anche i cardinali Tettamanzi e Cottier. Tettamanzi - che di formazione è teologo moralista - ne parlò nel volume Nuova bioetica cristiana (Piemme, 2000), ipotizzando un caso estremo di liceità: «Qualora la donna fosse costretta all'atto coniugale» dal marito contagiato, lei «potrebbe difendersi esigendo dal partner l'uso del profilattico». La prima posizione innovativa in ambiente vaticano era venuta dal teologo del Papa, il cardinale svizzero George Cottier, che in un'intervista all'agenzia Apcom il 30 gennaio 2005 - regnando ancora Giovanni Paolo - affermò che l'uso del condom «può essere considerato legittimo» in «alcune particolari circostanze ma solo in alcune» e cioè quando la gente è «prigioniera» di una «condizione» epidemica di diffusione del contagio e non è praticabile «la via normale» e «più sicura» dell'educazione alla «sacralità del corpo umano». Dieci giorni prima il segretario della Conferenza episcopale spagnola Juan Antonio Martinez Camino aveva parlato del preservativo come «ultima scelta» di difesa dall'Aids (dopo quelle della continenza e della fedeltà), per persone che «non sono capaci o non vogliono» attenersi alla morale sessuale predicata dalla Chiesa.
La proibizione del preservativo anche come «ultima difesa» dall'Aids si basava sull'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI (1968), che condannava ogni forma di contraccezione artificiale. Il Papa nel libro intervista fa un «caso» diverso da quelli abitualmente discussi dai teologi, e pare guardare al dramma dell'Aids in maniera globale e non solo ecclesiale. Si potrà inquadrare meglio la sua «apertura» quando si potrà leggere tutto il volume, del quale martedì sarò uno dei presentatori nella Sala stampa Vaticana.

© Copyright Corriere della sera, 21 novembre 2010 consultabile online anche qui.